Afghanistan. Di Farid Rahimi

Le tappe del progetto “Afghanistan”, vincitore della XII edizione dell’Italian Council

PRIMA TAPPA: GIAPPONE

«Tokyo, prima tappa del percorso, è stata il punto di partenza di un lungo viaggio alla scoperta delle mie radici afgane. Il Giappone, apparentemente distante, lontanissimo dal mio obiettivo, èmail  luogo di residenza di mio fratello. Qui ho avuto il primo confronto fondamentale sulle motivazioni del mio progetto e sulle motivazioni che lo hanno spinto a vivere in Giappone». (F.R.)

«Possiamo dire che sia stato un po’ un prologo del viaggio, in cui, insieme a mio fratello, ho delineato le tematiche dei prossimi viaggi… Volevo raggiungere la persona a me più vicina, con un’identità molto simile – entrambi ci sentiamo italiani – per vedere come stava vivendo in un posto così lontano con una cultura così diversa. Cercando inoltre di cercare tracce di Afghanistan a Tokyo. Con mio fratello mi sono confrontato su queste tematiche legate all’identità, alla famiglia, a integrazione, che si svilupperanno nel resto delle tappe».

Ascolta “AFGHANISTAN. Prima tappa: Giappone – Le motivazioni del viaggio” su Spreaker.

SECONDA TAPPA: AUSTRALIA

In Australia, Farid ha incontrato famigliari di Kabul che non aveva mai conosciuto, se non in foto «Uno dei momenti più intensi, emozionanti e formativi».

Qui spiccano i racconti di come hanno vissuto sotto le bombe a Kabul, trovando riparo nelle cantine, e come hanno poi deciso di lasciare il Paese, divenuto troppo pericoloso e arrivando così in Australia.

Ascolta “AFGHANISTAN. Seconda tappa: Australia – La destinazione è un destino” su Spreaker.

TERZA TAPPA: GERMANIA

La Germania è una delle nazioni con più rifugiati afgani in Europa. A Berlino ed Hannover, Farid ha incontrato i suoi parenti e intervistandoli ha colto sfumature relative al senso di appartenenza condiviso da cui è emersa la questione di “identità migrante”.

«Per quanto riguarda la “dignità migrante”, un episodio che mi ha colpito è quando siamo andati a trovare dei cugini di mio zio. Essendo appena arrivati in Germania, si trovavano in una situazione particolare, ovvero abitavano in prefabbricati che sebbene molto ben  organizzati avevano qualcosa di freddo e impersonale. Una situazione modesta se pensiamo che queste persone sono professionisti, avvocati, dentisti, professori universitari… Quindi si percepiva proprio questo senso di sofferenza, di pudore, nel mostrarsi in quel contesto, anche se rappresentava una situazione transitoria. E questo succede spesso quando le persone sono costrette a ricominciare da capo in un’altra nazione».

QUARTA TAPPA: USA

La visita ai parenti di Farid negli Stati Uniti è avvenuta nel periodo a cavallo tra la festa del ringraziamento e l’inizio di dicembre. Qui, partendo da Nashville, ha incontrato alcuni zii con i quali è da sempre molto legato. Ospite a casa loro, ha festeggiato il Thanksgiving Day nella variante degli Afghan-American.

«E’ stato molto intenso rivedere i miei parenti e festeggiare con loro il Thanksgiving Day in stile Afghan/American. Si percepiva molto il clima di comunità… molto unita, molto forte. In quei giorni ho intervistato mia zia Nasrin che ha vissuto la storia più drammatica. Lei, infatti, ha dovuto attendere quasi dieci anni per ottenere il visto. Ha vissuto in un limbo di attesa e incertezza le varie fasi della storia dell’Afghanistan e del conflitto, dovendo rimanere per un certo periodo nella stessa Kabul»

Successivamente, Farid ha raggiunto Albany per incontrare un caro amico di suo padre: «Ghafar, persona molto acuta, mi ha raccontato di mio nonno e della casa dove abitavano a Kabul. Una casa molto grande, con un vasto giardino: suddivisa in tre parti e abitata da diversi gruppi famigliari tutti imparentati tra loro. Qui si viveva un clima veramente “aperto”, dove tutti mangiavano insieme, giocavano insieme e condividevano la vita di tutti i giorni come momenti speciali»

L’ultima tappa del viaggio di Farid in USA è stata a Hillsborough in New Jersey, dove ha incontrato suo zio Rassoul, tra i primi ad aver ottenuto il visto per gli USA. La storia del loro viaggio, suo e della moglie Saida, sembra un romanzo, con colpi di scena, momenti di panico e incontri con persone straordinarie. «Arrivati in America, lavorando tantissimo e con molto fatica, sono riusciti a costruire una nuova storia famigliare: un esempio di integrazione virtuosa»

QUINTA TAPPA: TURCHIA

La Turchia, crocevia e punto di incontro tra Oriente e Occidente, con i suoi paesaggi e le sue usanze, ricorda molto alcuni aspetti dell’Afghanistan, rimandando comunque al mondo Occidentale.

«In Turchia ho ricercato i paesaggi che mi ricordavano l’Afghanistan: montagne marroni, calanche, paesaggi deserti. Non sono uguali, ma sono molto somiglianti, soprattutto sono legati alla mia immaginazione, ai miei ricordi immaginati che ho dell’Afghanistan» F.R.

Qui, Farid ha visitato le città di Antalya, Beysehir Konya Aksaray Ankara e Istanbul.

«In questo viaggio, ho voluto mantenere un rapporto il più possibile “sincero” e realistico con la mia famiglia, cercando di mostrarla nella maniera più veritiera.

In contrappunto, mi piaceva l’idea di lasciare all’immaginazione il territorio dell’Afghanistan e il suo paesaggio, cercando una risonanza con quello che si è costruito nella mia immaginazione. Ho cercato altrove un luogo che ne evocasse non uno reale, ma remoto. Come una finzione…» F.R.

Progetto realizzato grazie al sostegno dell’Italian Council (12a edizione, 2023), programma di promozione internazionale dell’arte italiana della Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura


[ENGLISH]

FIRST STAGE: JAPAN

«Tokyo, the first stage of the journey, was the starting point of a long journey to discover my Afghan roots. Japan, seemingly distant, far from my goal, is my brother’s place of residence. Here, I had the first fundamental confrontation about the motivations of my project and the reasons why my brother lived in Japan»

“We can say it was a bit of a prologue to the trip, in which, together with my brother, I outlined the themes of the next trips…. I wanted to reach my brother, the person closest to me, with a very similar identity – we both feel Italian – to see how he was living in such a faraway place with such a different culture. I also wanted to look for traces of Afghanistan in Tokyo. With my brother I discussed these issues of identity, family, integration, which will develop in the rest of the stages.”

SECOND STAGE: AUSTRALIA

In Australia, Farid met family members from Kabul whom he had never met except in photos “One of the most intense, emotional and formative moments”.

Here are the stories of how they lived under the bombs in Kabul, finding shelter in basements, and how they then decided to leave the country, which had become too dangerous, and so arrived in Australia.

THIRD STAGE: GERMANY

Germany is one of the countries with the most Afghan refugees in Europe. In Berlin and Hanover, Farid met his relatives and by interviewing them he picked up on nuances related to the shared sense of belonging from which the question of ‘migrant identity’ emerged.

“Regarding ‘migrant dignity’, a moment that struck me was when we went to visit my uncle’s cousins. Having just arrived in Germany, they were in a special situation, living in prefabricated houses that although very well organised had something cold and impersonal about them. A modest situation when you think that these people are professionals, lawyers, dentists, university professors…. So you could really feel this sense of suffering, of modesty, in showing oneself in that context, even if it was a transitory situation. And this often happens when people are forced to start over in another country.”

FOURTH STAGE: USA

Farid’s visit to his relatives in the US took place in the period between Thanksgiving and the beginning of December. There, on his way from Nashville, he met some uncles with whom he has always been close. As a guest in their home, he celebrated Thanksgiving Day in the Afghan-American style.

«It was very intense to see my relatives and celebrate Thanksgiving Day with them in the Afghan/American style. You could really feel the community atmosphere… very close-knit, very strong. During those days, I interviewed my aunt Nasrin, who lived the most dramatic story. She had to wait almost ten years to get her visa. She lived in a limbo of waiting and uncertainty through the various phases of Afghanistan’s history and conflict, having to stay in Kabul itself for a while»

After Nashville, Farid reached Albany to meet a close friend of his father: «Ghafar, a very sharp person, told me about my grandfather and the house where they lived in Kabul. A very large house, with a vast garden: divided into three parts and inhabited by different family groups all related to each other. There was a truly ‘open’ atmosphere here, where everyone ate together, played together and shared everyday life as special moments».

The last stop of Farid’s trip to the US was in Hillsborough, New Jersey, where he met his uncle Rassoul, one of the first to obtain a US visa. The story of their journey, his and his wife Saida’s, reads like a novel, with twists and turns, moments of panic and encounters with extraordinary people. «Having arrived in America, with a lot of hard work, they managed to build a new family history: an example of virtuous integration».

FIFTH STAGE: TURKEY

Turkey, a crossroads and meeting point between East and West, with its landscapes and customs, is very reminiscent of some aspects of Afghanistan, while still referring to the Western world.

«In Turkey I looked for landscapes that reminded me of Afghanistan: brown mountains, gullies, desert landscapes. They are not the same, but they are very similar, above all they are linked to my imagination, to my imagined memories that I have of Afghanistan” F.R.

Here, Farid visited the cities of Antalya, Beysehir Konya Aksaray Ankara and Istanbul.

«On this trip, I wanted to maintain the most “sincere” and realistic relationship possible with my family, trying to show it in the most truthful way.

In counterpoint, I liked the idea of ​​leaving the territory of Afghanistan and its landscape to the imagination, seeking a resonance with what was built in my imagination. I looked elsewhere for a place that evoked not a real one, but a remote one. Like a fiction…” F.R.


Project supported by the Italian Council (12th edition, 2023), the program aimed at supporting Italian contemporary art in the world promoted by the Directorate-General for Contemporary Creativity within the Italian Ministry of Culture

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